la forma del libro

Nel 1452 Gutenberg stampa il primo libro, la Bibbia a 42 linee.
Da quel momento la stampa a caratteri mobili si diffonde rapidamente in tutta Europa. Già nel 1460 erano numerose le tipografie in tutte le più importanti città. L’Italia, soprattutto per le commissioni delle autorità ecclesiastiche che avevano bisogno di testi sacri, messali e breviari, diventa il centro della produzione libraria. Nella sola Venezia nel 1470 vengono pubblicati 4000 titoli e nel giro di pochi anni la stampa dei libri diventa una vera e propria industria.
Gli editori incominciano a mostrare attenzione sia alla leggibilità del testo che ai costi di produzione.
Aldo Manuzio, il primo editore nel senso più moderno del termine, interviene sulla “forma del libro” che fino a quel momento era rimasta simile a quella dei testi degli amanuensi. Si riducono i formati, spariscono i capolettera, si rimpiccioliscono i corpi dei caratteri, si abbandona il carattere gotico per i più leggibili “romani”, si lavora sui margini per risparmiare carta. Si introduce la numerazione delle pagine, il corsivo, gli indici e le illustrazioni.
Insomma per farla breve, nel giro di 50 anni i libri si trasformano e diventano del tutto simili a quelli che leggiamo ancora oggi.
Si stima che alla fine del 1400 siano stati pubblicati circa 27.000 titoli e stampate più di 10 milioni di copie.
L’invenzione della stampa mostra, nel giro di pochi decenni, di essere una delle più grandi invenzioni dell’uomo.

Immagine Riflettendo su quello che fu, non posso far meno di pensare come, invece, con l’avvento degli ebook la forma del “libro” sia rimasta sostanzialmente la stessa.
Il primo ebook risale al 1987 (era su floppy), nel 1998 gli viene attribuito il primo codice ISBN e nello stesso anno vengono lanciati i primi reader. Nel 2010 spunta l’Ipad, il tablet.
Dopo 27 anni, nel nostro mondo globalizzato e accelerato, gli ebook ancora sostanzialmente imitano il cartaceo (l’unica vera novità è l’ipertesto ma gli ereader lo utilizzano  poco). E l’ebook – per quanto ci sia un popolo di entusiasti che vedono nel libro digitale i segnali di una rivoluzione – stenta di fatto a decollare.

Mi chiedo allora se esista una forma del libro diversa da quella cui da sempre siamo abituati. Se le sue pagine così come furono concepite alla fine del 1400, non siano nella sostanza immutabili. Come la ruota. Piena o con i raggi, di legno o in lega, la forma della ruota rimane quella che inventarono nella notte dei tempi. Rotonda e con al centro un foro per l’asse.
E mi chiedo ancora se un libro, su carta o su file, sia destinato a rimanere lo stesso nei millenni, perché assolutamente perfetto così com’è.

 

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