l’ostentata incomprensibilità dei giuristi

Lavoro in una casa editrice di testi prevalentemente giuridici e spesso sono costretta a imbattermi in frasi del genere:

Orbene, a parte il rilievo che come questa Corte ha già avuto modo di precisare ai fini dell’accoglimento della domanda è irrilevante l’erronea denominazione del tipo di pregiudizio non patrimoniale di cui si chiede il risarcimento del danno non patrimoniale se ad esso sia stato fatto riferimento in un contesto nel quale era stato richiesto il risarcimento del danno non patrimoniale, evidentemente senza limitazioni connesse solo ad alcune e  non ad altre conseguenze pregiudizievoli derivatene (v. Cass. 9/3/2012, n. 3718 ecc.), in presenza di una domanda sin dall’origine dagli odierni ricorrenti ed originari attori estesa a tutti i danni (patrimoniali e non patrimoniali) subiti in conseguenza del sinistro de quo (“voglia il Tribunale… condannare i convenuti a risarcire agli attori tutti i danni da costoro subiti in seguito ai fatti di causa, iure proprio e iure successionis, così come azionati e sotto tutti gli aspetti risarcibili, patrimoniali e non patrimoniali, nella misura che sarà ritenuta di giustizia in esito agli accertamenti istruttori”: v. atto di citazione in primo grado dei sigg. S.M. e C., P.V. ed E.F., in atti, riprodotto anche dai controricorrenti e ricorrenti incidentali nel rispettivo controricorso e ricorso incidentale), in particolare, la corte di merito, dopo averne correttamente riconosciuto la ricorrenza nella specie, ha immotivatamente e contraddittoriamente non quantificato l’incidenza del danno esistenziale sofferto dal S.M. nella determinazione del complessivo ammontare del danno non patrimoniale al medesimo spettante e trasmissibile iure hereditatis ai figli, la relativa valutazione d’altro canto non emergendo operata nei suoi propri termini di sconvolgimento dell’esistenza dal medesimo sofferto (e invero nemmeno altrimenti considerata sotto il profilo degli aspetti relazionali connessi al danno biologico), al riguardo essendosi essa limitata a valutare l'”aggravamento” dello “stato di depressione, documentata dalle cartelle cliniche in atti”.

Meritereste un premio solo per essere arrivati fin qui, per il fiatone che immagino vi abbia procurato la lettura di questo bel periodo, preso pari pari da una sentenza della Corte di Cassazione (in particolare la sentenza n. 1361 del 2014).
Ora (forse dovrei dire “Orbene”), che un testo scritto da professionisti del diritto (i magistrati) e destinato ad essere letto da professionisti del diritto (gli avvocati) possa essere oscuro alla maggioranza dei cittadini “normali” ci può stare, così come ci può stare che sia infarcito di tecnicismi, latinismi e catene di sostantivi astratti; ma possibile che in una frase di 20 righi, ricchi di incisi e subordinate, gerundi e participi, non si potesse mettere un punto, giusto per spezzarla e far prendere fiato al povero avvocato/lettore?
Possibile che una perifrasi come “la relativa valutazione d’altro canto non emergendo operata nei suoi propri termini di sconvolgimento dell’esistenza dal medesimo sofferto…” non potesse essere espressa in una forma più semplice tipo “la relativa valutazione d’altro canto è stata fatta senza tener conto dello sconvolgimento dell’esistenza causato al sig. S.M.”?

Questa interessante sentenza va avanti così per più di 100 pagine. Ma non è l’unica a essere così faticosamente saccente. E non me ne voglia l’estensore. Non ce l’ho con lui, o meglio non ce l’ho solo con lui. Ce l’ho con tutti gli estensori delle sentenze, degli atti giudiziali, amministrativi e legislativi scritti in quell’antilingua tanto aborrita da Calvino, e destinata a rendere inaccessibile il senso di quanto si scrive.
Non so perché ma ogni volta che mi confronto con questi testi (e ormai sono anni) mi viene da pensare al dottor Azzeccagarbugli e a Renzo con i due capponi in mano.

Eppure ci sono esempi di scrittura giuridica chiara e comprensibile. C’è la Costituzione, uno dei pochi testi normativi accessibili a qualunque cittadino. E ci sono alcuni libri di diritto come quelli di Guido Capozzi, maestro di semplicità e rigore logico, che nei suoi scritti riusciva a rendere comprensibili questioni giuridiche complesse svolgendole con straordinaria linearità.

Quindi scrivere chiaro di diritto si può. Se si vuole.

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3 Pensieri su &Idquo;l’ostentata incomprensibilità dei giuristi

  1. buongiorno, credo che i giuristi scrivano male per due ragioni: rendere incomprensibile ciò che si dice serve a giustificare la propria presenza ma, soprattutto, scrivono male perché, semplicemente, non sanno scrivere: all’università si formano su testi dal linguaggio arido, artificiale, contorto e si trascinano dietro questi vizi anche nella professione. ti sembra normale che il corso di laurea in giurisprudenza non preveda neanche un esame di letteratura o di linguistica italiana? quei pochi che scrivono bene o hanno letto molto o hanno un “talento” naturale. gli altri farebbero bene a non scrivere.
    ciao bimba 🙂

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