libri e bambini

Sono una lettrice “forte”. Da bambina. E uno dei miei obiettivi di mamma è stato, sin dal primo pancione, quello di trasmettere l’amore della lettura alle mie figlie.
Mi sono documentata: le tavole della legge per me rimangono ancora scolpite in Come un romanzo di Pennac, ma ho studiato anche altro, anche di pedagogisti un po’ noiosi (se vi volete documentare anche voi qui c’è una piccola bibliografia). Alla fine tutti giungono alla conclusione che la predisposizione genetica conti poco e che lettori si può diventare. Spetta soprattutto agli adulti (genitori e insegnanti) instillare il piacere della lettura ai piccoli.
E allora con la prima, che ora ha 15 anni, mi sono rimboccata le maniche: la casa era già di suo strapiena di libri, quindi l’ambiente adatto e stimolante, c’era. L’esempio pure, quanto meno da parte mia: ogni sera mia figlia mi vedeva con un libro in mano, senza contare che “la mamma di mestiere fa libri!”. Prese dall’entusiasmo (più io che lei) passavamo interi pomeriggi a leggere insieme: lettura ad alta voce per avvicinarla al gusto della narrazione. E facendo voci di ogni tipo per evitare che si addormentasse.
I libri li sceglieva lei: siamo passati da quelli di stoffa, buoni anche da mangiare, a Geronimo Stilton, alle Fiabe di Andersen, fino a Mark Twain. Lo scaffale dei libri adatti a lei era rigorosamente alla sua altezza, in modo che potesse prenderli, romperli, disegnarli a piacimento. Ma erano accessibili e “liberi” anche quelli dei grandi, i miei, quelli con le illustrazioni, e le enciclopedie che ancora hanno tutte le pagine attaccate con il nastro adesivo.
Poi iniziò la scuola: ottima insegnante alle elementari che assegnava un libro da leggere ogni mese. Io ero contentissima e mi aspettavo da un momento all’altro di trovarla a leggere un libro che non fosse assegnato dalla maestra o indotto da me.
Ah, dimenticavo le “gite” alla Feltrinelli, sedute a terra a sfogliare libri. Lei si divertiva e anche io.
Ma la fiammella non mi sembra si sia accesa e per quanto la mia solare figlia quindicenne legga ora diligentemente tutto quanto “deve”, ai libri sceglie sempre qualcos’altro (a meno che non si tratti di romanzi con adolescenti inquieti o affetti da cancri incurabili: quelli sì, le piacciono!).

Poi è nata l’altra figlia che ora ha nove anni. Come tutti i secondi è venuta seconda e quindi non c’era più tanto tempo (entusiasmo?) per rifare tutto quello che era stato fatto per la prima. Però anche a lei non ho fatto mancare letture ad alta voce (quelle della grande però) e gite in libreria. Lo scaffale basso dei libri illustrati era sempre lì a portata di manina.
Risultato: la piccola legge, legge eccome, e cataloga libri, li impila, li ricopia. E vuole leggere libri lunghi, pieni di pagine e testo. E qualcuno lo finisce pure. Insomma… promette proprio bene.

E dunque? Lettori si nasce o si diventa?

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