è settembre e i libri di testo costano troppo

Ho comprato ieri un diario per la scuola, uno di quelli in miniatura che si usano ora (ma come fanno a scriverci l’assegno?!). Serve a mia figlia che va al terzo liceo scientifico. L’ho pagato € 15,00: € 15,00 per poco più di 300 pagine bianche a quadretti con qualche disegnino.
Poi ho comprato anche un libro: un libro di Storia dell’arte (lo trovate qui: è il vol. C). Bel formato grande, a 4 colori, pieno di immagini e di testi complessi (d’altra parte è il libro di arte per un liceo scientifico), ottimo editore, pag. 276 + contenuti digitali. Tutto a € 16,90.
Al confronto il diario mi è sembrato un vero e proprio furto. Eppure non ho mai sentito un giornalista, un genitore né un’associazione dei consumatori gridare al caro prezzi dei materiali di cartoleria. Mentre la consueta, becera campagna mediatica settembrina contro i libri di testo e gli editori (direi contro l’istruzione dei nostri figli) è già partita; l’acquisto dei libri di testo costa alle famiglie mediamente 400 euro a figlio, no 500, no 700: chi offre di più? Quest’anno ho già sentito al TG1 sparare la cifra di 840 euro (840 euro non li ho spesi nemmeno il primo anno del liceo quando c’erano tutti i dizionari da comprare). Eppure nella lista dei libri di testo di mia figlia il libro più costoso è quello di matematica che è venduto a € 35,00 per 750 pagine + quaderni e apparati online vari. Non mi sembrano libri così cari.
Trentacinque euro per un libro con più di diecimila esercizi, che immagino gli autori e i redattori hanno dovuto non solo realizzare ma anche correggere uno per uno, in cui anche solo una cifra con una potenza saltata potrebbe far impazzire i ragazzi per serate intere e indispettire centinaia di insegnanti. Un libro che deve essere stampato in migliaia di copie gratis (i famigerati saggi per i docenti) perché deve essere mostrato a tutti gli insegnanti che poi dovranno, se vorranno, sceglierlo. Un libro che potrà aprire le porte del futuro al proprio figlio che magari, grazie a quel libro e a quell’insegnante, potrà diventare ingegnere, commercialista, agronomo o chissà cos’altro. Un libro che verrà usato per quasi un anno.
A trentacinque euro. Quanto una ricarica di cellulare.

Perché si grida allo scandalo quando si acquistano i libri che servono per rendere i nostri figli persone migliori e non si batte ciglio quando uno zaino o un paio di scarpe (rigorosamente di plastica entrambi) costano 70 euro e più?
Perché invece di inveire contro il caro libri – perché, lo dico senza paura, i libri non sono MAI cari! – non si protesta per ottenere maggiori sussidi per l’istruzione a favore dei più bisognosi?
Che sia tutta una strategia politica, mediatica, istituzionale per renderci massa ignorante? I libri, la cultura sono un costo e vanno ridotti. Prima quelli di scuola, poi quelli universitari, poi tutti.
Ci stanno facendo credere questo. E molti, moltissimi ci stanno cascando.

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